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Il Vino, Il Verde, il Vago

Per cantine sui Colli Berici. Berici, senza la i davanti.

Per cantine sui Colli Berici. Berici, senza la i davanti.

“Allora per capire meglio queste terre dovresti leggerti Cent’anni a nord est, del collettivo Wu Ming”, mi dice Giovanni Ponchia, Direttore del Consorzio Colli Berici e Vicenza. Mentre me lo dice beviamo con altri giornalisti il Montemitorio Tai Rosso Colli Berici DOC di Dal Maso – siamo proprio in azienda, con Nicola – che con l’annata 2015 lo scorso anno si è fatto d’oro al concorso internazionale Grenaches du Monde 2017; non da meno la medaglia d’argento del loro Colpizzarda Tai Rosso Colli Berici DOC 2013: due caratteri di una stessa famiglia che sceglie di portare il vino alla sua massima potenza, e col Tai rosso è uno stato di grazia. Dopo poche ore di visite tra vigne e cantine, e buoni colpi d’occhio, si fanno già intuire tutti i sottotesti di una terra così a strati, qui nel vicentino. Si intrecciano vigne, archeologia, climi, storie di gente che non ha ceduto all’appiattimento del mercato, livelli di lavoro umano e di rocce. Già, le rocce. Qui dire roccia è quasi intendere più un senso di resistenza che non una forma o una sostanza; calcaree – natura che tende a influenzare di più la componente floreale del vino – ma anche basaltiche e non mancano neppure fenomeni carsici e doline. Una geodiversità che tocca persino argille rosse fino ai fossili attaccati ai sassi che ci mostra Elena Cavazza, altra azienda storica di matrice familiare a Montebello Vicentino, con quella cicogna nel tratto delicatissimo e potente disegnato in etichetta per omaggiare la linea di prodotto che altrove chiamerebbero cru. Non manca neanche qui l’ormai classico vaso in vetro a mostrare come è fatta la terra sotto i piedi e basta un attimo, con buona destrezza di immaginazione e tatto puro, per credere di toccarla quasi, la pelle della vigna.

Se non ci sei nato o mai venuto in viaggio, i Colli Berici non sono facili da collocare in testa perché iberici viene più immediato e ogni volta che li nomino, raccontando agli amici dei miei viaggi, il discorso cade sempre lì. “Ho detto Berici, senza la i davanti”. L’Italia è uno stivale più lungo di quanto pensiamo e i vini sono i tour operator più affidabili per viaggiare in un bicchiere.

Zone come queste regalano un salto lunghissimo tra geografia e palato. Intanto la posizione, a due passi da Vicenza ma pur centrali tra i Colli Euganei – provincia di Padova, forme coniche sbucanti dal nulla, la roccia è trachite – e i Monti della Lessinia, la zona è già quella di Verona e l’uva regina è la Durella. Altra nota felice delle altezze di collina è il clima, che stacca di netto la pianura rasentando vegetazioni mediterranee alternate a picchi di pareti nude e crude; le nebbie schivano le altezze, la pioggia è timida, le gelate tardive di solito non arrivano proprio.

C’è poco da fare, è una terra di rossi fortunati e di carattere se solo si pensa al Cabernet Franc dei Colli Berici, il primo Cabernet DOC nel nostro Paese, datato 20 settembre 1953. Con la rinascita della produzione negli anni ’50, si è assistito ad un indiscutibile e progressivo affinamento delle qualità, dei metodi di coltivazione e della riorganizzazione produttiva.

Per lui è d’obbligo parlare qui di autoctono seppur vitigno internazionale e le sorprese non sono ancora finite: sui Colli Berici esce allo scoperto anche il Carmenere – i dati di proiezione parlano di numeri esponenziali per i prossimi anni – che per decenni e decenni proprio qui era stato introdotto, “confuso” e classificato come Cabernet Franc, del resto l’unica catalogazione possibile al tempo. Oggi è il vino bandiera del Cile ma le origini sono bordolesi prima che cambiamenti climatici severi non lo portassero più a maturazione, fino alla scomparsa in Francia. Che sui Berici spopoli il Carmenere sotto mentite spoglie lo conferma anche Domenico Chiesa, titolare della Fattoria Le Vegre mentre guida la spiegazione tra le vigne ultra quarantenni che circondano la casa padronale. Vegro che in zona vuol dire secco, sassoso; siamo ad Arcugnano. “Un po’ come per molti altri colleghi, anche il mio Carmenere è registrato come Cabernet franc e infatti questo legno grosso sa proprio di peperone. Una volta le barbatelle arrivavano etichettate così perché fino a dieci anni fa non era catalogato e quindi autorizzato”. A dir poco autoctono anche il Carmenere, quindi, capace tra l’altro di ripulire quella nota erbacea tipica del Cabernet se coltivato nel rispetto della sua matrice e non solo per similitudine col cugino più famoso.

Non c’è azienda sui Berici che non abbia una sua espressione di Tai Rosso o che non ci stia lavorando, dalla versione rosata per non dire trasparente fino al più austero degli esperimenti che varia a seconda delle zone e degli umori della creatività sul mercato. Stessa natura genetica del Cannonau sardo, la famiglia è quella del Grenache francese e della Garnacha spagnola che nel vicentino ha trovato una sua specifica identità e tipicità, forse anche per tutto il beneficio che riesce a trarre dallo stress idrico garantito da queste parti. Chiede clima siccitoso e ha bisogno di sole, il Tai rosso, proprio per la sua varietà così acidula; uno di quei vini che non batte ciglio, anzi ne gode, in annate calde senza tregua come il 2017. Rosso rubino spinto e ventaglio dalla ciliegia al lampone ne marcano la nota visiva e olfattiva; il Tai è un ottimo elastico che non disdegna la versione giovane della tradizione locale ma i produttori che lo hanno iniziato a conoscere a dovere – autoctono anche lui, ci mancherebbe – hanno da tempo avviato una vinificazione più paziente che ne valorizzi robustezza e struttura. Dalla vendemmia 2009, il Tai Rosso Riserva è stato inserito nel nuovo disciplinare di produzione e il Consorzio porta a casa il risultato di un progetto che fa sistema intorno al vino e ad una sua ragionevolezza culturale. Lo spiegano bene i piatti in abbinamento per natura: Soprèssa Vicentina DOP e Baccalà alla Vicentina. Grassezza che implora acidità senza restare minimamente delusa.  “Il Consorzio di Tutela, in collaborazione con la Regione Veneto, ha attuato tra il 2002 e il 2005 un Progetto di Zonazione Viticola su tutto il territorio della Zona DOC Colli Berici, con lo scopo di valorizzare le produzioni legandole sempre più al territorio, sfruttando le vocazioni dei diversi terroir che lo compongono. Tutto ciò si è svolto attraverso lo studio e l’analisi delle caratteristiche del vigneto e del suo ambiente (dal punto di vista pedologico, climatico, chimico-fisico, fenologico e produttivo), per arrivare ad individuare le più opportune ed efficaci combinazioni vitigno – terroir, in funzione della ottimizzazione qualitativa e della caratterizzazione dei vini e delle zone”, per dirla con le parole del Consorzio.

Nel bicchiere i Colli Berici non sono mai ripetitivi, mai un sorso uguale all’altro, impossibile lo siano. Dal calcare al basalto, le espressioni non mancano: sul primo poggiano bene le uve a bacca bianca, sul secondo le rosse.

Cent’anni a nord est non l’ho ancora letto. Intanto l’ho comprato e ci bevo su.

#ilVago27

 

 

VISITA E DEGUSTAZIONE NELLE SEGUENTI AZIENDE:

VINI CANTINA PIOVENE PORTO GODI

VINI CANTINA VITEVIS

VINI CANTINA PEGORARO

VINI CANTINA DAL MASO

VINI CANTINA LE VEGRE

VINI CANTINA MATTIELLO

VINI CANTINA CAVAZZA

VINI CANTINA GIANNITESSARI

 

Azienda Le Vegre_degustazione con il titolare Domenico Chiesa (sulla sinistra)

Fattoria Le Vegre_degustazione con il titolare Domenico Chiesa (sulla sinistra)

Le mani di Domenico Chiesa usate per le etichette dei suoi vini_Le Vegre.

Le mani di Domenico Chiesa usate per le etichette dei suoi vini_Le Vegre.

Degustazione presso Dal Maso Vini.

Degustazione presso Dal Maso Vini.

Il colpo d'occhio su vigne e colline dei Colli Berici

Il colpo d’occhio su vigne e colline dei Colli Berici

Una delle etichette della linea Cicogna, Cavazza Vini.

Una delle etichette della linea Cicogna, Cavazza Vini.

Le botti di Dal Maso

Sala degustazioni_Cavazza Vini

dal-maso-le-botti

Le botti di Dal Maso

 

 

(Photo credits: Studio Cru)

 

 

4 Comments

  1. Bellissimo articolo, complimenti! Dalle tue parole mi è proprio venuta voglia di visitare questa zona della quale purtroppo non si sente molto parlare. Tra tutte le cantine nominate conoscevo solo Dal Maso e la loro garganega Cà Fischele ma a questo punto inizierò un viaggio enogastronomico per conoscere meglio questi colli berici senza la i davanti ….lol

    • Lo scopo di un giornalista dovrebbe essere anche questo: stimolare le persone a farsi una propria idea, ma prima occorre andarci. Belle le tue parole, Sabrina grazie.

  2. Bellissimo! Ma non avevo dubbi…

    • Diciamo anche che la buona compagnia mi ha ispirato. Grazie Fabio, ritroviamoci presto.

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