Pages Navigation Menu

Il Vino, Il Verde, il Vago

Tutte le bucce di Suvereto

Tutte le bucce di Suvereto

Suvereto ha più strati di pelle, o di buccia.

La prima, visibile ai più, fa venire in mente i Moretti e i Muratori che su questa Maremma di vigne opposte a brezze marine hanno saputo giocarsi bene i grandi investimenti da imprenditori del Nord.

Ma nelle zone votate al vino i veri custodi se ne stanno defilati e presidiano in silenzio.

“Questo che ti faccio assaggiare è un Vermentino imbottigliato due giorni fa, è un 2015, una gradazione giusta da 12,5 % e una macerazione abbastanza corta tenendolo un paio di giorni sulle bucce. Quel colore che vedi, quasi arancione, viene da lì. E’ classificato proprio come orange wine il cui colore è dato appunto dalla macerazione: con le bucce, prima, e col vino – eventualmente – dopo. Cinquant’anni fa il vino bianco toscano era così, di certo meno buono di questo ma il tannino si somiglia ancora. In azienda mi diverto a sperimentare e non uso a caso la parola divertimento. Nonni e genitori hanno sempre considerato la terra una fonte di sostentamento a cui pagare il prezzo della fatica, solo quello: la fatica la conosco bene anch’io ma dieci anni fa, quando per una serie di vicissitudini ho dovuto riprendere in mano vita e attività, decisi che col vino mi sarei voluto esprimere pensando anche al piacere di questo mestiere ma intorno vedevo soltanto la mancanza di consapevolezza legata al divertimento. Fino a quel momento il nostro era sempre stato un vino tradizionale ma non era più il mio stile. Se, dopo aver fatto i trattamenti chimici tradizionali in vigna, il regolamento ti consiglia di non andarci per minimo 48 ore, allora è bene farsi qualche domanda su cosa diamo alle uve e su cosa mettiamo in bottiglia dato che poi quel vino ce lo beviamo tutti. Per me fare trattamento vuol dire dare ortica, tisane, equiseto, aglio e mentre attraverso il vigneto so di poterlo fare fischiettando. La vigna è fondamentale capire come trattarla, cosa le serve, perché ognuna è diversa dalle altre. Siamo tutti esseri viventi, ognuno a sé. Per troppi produttori, invece, fare vino è ancora un processo meccanizzato e standardizzato su tabelle da applicare”.

Alessandro Martelli ce l’ha già chiaro in testa come sarà tra qualche anno la sua azienda Incontri, biodinamica da dieci, e intanto studia la strada migliore per portarcela. Incontri è il nome della contrada, nessuna deriva romantica dietro il brand.

“Io qui dentro curo la parte tecnica e spirituale dell’azienda”. Lo dice e si mette a ridere, ma sa bene che è vero e che la sua vocazione è roba seria.

Senza solfiti vuol dire che quel minimo presente si produce naturalmente in fermentazione e che nessun altro ci ha messo mano in aggiunta. Alessandro non mente ogni volta che dice “vini naturali”. “Il bello di quando ho iniziato a fare agricoltura naturale al 100% è stato il rimettermi a studiare per capire la terra, da quel momento non mi sono più fermato. Fare il vino così è considerato per molti da pazzi, in questa zona. Qui il confronto con produttori e colleghi fino a qualche anno fa era difficile, direi impossibile. Senza solfiti il vino non lo farai mai, me lo dicevano continuamente.

La mia degustazione con lui non annunciata procede per estremi, confermando quanta verità la terra possa restituire in un bicchiere se glielo si lascia fare.

“Questo secondo vino lo consiglio sempre in alternativa a un rosso, ha il colore di un vino liquoroso ma al tempo stesso porta con sé una grande freschezza. Anche questo è un Vermentino in purezza che però rompe ogni schema. Lo so, è un vino spinto ed è il suo bello. Alcuni ristoranti della costa mi chiedono il Vermentino senza macerazione perché la clientela non è sempre pronta a certi salti. Ora chiudiamo con un vero rosso, un Sangiovese tosto annata 2015, anche lui in purezza, anche lui senza solfiti”.

“Queste etichette non ti somigliano”, il dirglielo mi viene spontaneo mentre beviamo. “Al massimo tra un paio d’anni le cambi di sicuro”. “Hai ragione, brava, ma tra meno di due anni perché il progetto grafico è già in mano a un illustratore veneto”.

Intanto la madre di Alessandro è passata almeno due volte, ha caricato qualche cartone in macchina per fare consegne in zona, ha tagliato pane da lievito madre, ha servito su un piatto spicchi di formaggio prodotto lì vicino. Tutte queste azioni le ha fatte col sorriso – sempre, l’ho seguita con lo sguardo – di quelli che stanno su per scelta.

Chiacchierando con Alessandro arriva parola per parola ciò che lui stesso scrive nel sito e che vale più di qualsiasi Carta di Milano firmata all’Expo.

Tutto si basa sulle informazioni. L’informazione che diamo ai nostri terreni e alle nostre piante dovranno essere le stesse che poi diamo anche ai nostri prodotti. E fondamentale un dialogo interiore sempre e costante, che tende al miglioramento sia personale sia aziendale.

Il controllo delle temperature in vinificazione è vietato. Vi immaginate quanta energia serve per raffreddare fino a 15° 15.000 litri che hanno in origine una temperatura di 30°. E’ come se un bebè di un anno lo mettete in frigo per fargli passare la prima febbre. Assurdo. Senza considerare il caldo che sprigiona il frigo all’esterno per fare freddo all’interno. Lascio a voi immaginare.

 

incontri1

 

 

incontri2

 

 

Degustazione:
Igt Costa Toscana Vermentino Incontri 2015: Vermentino in purezza, categoria Orange Wine.
Igt Costa Toscana Sangiovese Incontri 2015: Sangiovese in purezza.

Leave a Comment

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>