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Il Vino, Il Verde, il Vago

Sprechi alimentari: la Toscana risciacqua i panni in Arno

Sprechi alimentari: la Toscana risciacqua i panni in Arno

Era l’estate del 1827 quando Manzoni usò la frase che rimase eterna. “Ho settantun lenzuoli da risciacquare in Arno“, scrisse al suo amico e poeta Tommaso Grossi: erano le settantuno pagine dei Promessi Sposi che avrebbe voluto adattare alla lingua fiorentina, intenzionato com’era a rendere il suo romanzo fruibile per un pubblico più vasto e quindi il più vicino possibile alla lingua parlata.

Gli somiglia, nell’intento di ripulirsi e migliorare, la meritevole operazione con cui la Regione Toscana si è fatta i conti in tasca per ciò che riguarda una responsabilità diffusa sugli sprechi alimentari rendendoli pubblici. Secondo le elaborazioni di Federdistribuzione, “si stima che lo spreco alimentare sia pari a circa 388 mila tonnellate per il 45% attribuite alle famiglie e la restante parte agli operatori economici, con l’agricoltura responsabile per il 34%, il 14% a carico della distribuzione, il 5% da attribuire alla ristorazione e il 2% all’industria”.

A coordinare il tutto è Federalimentare in partenariato con Federdistribuzione, Fondazione Banco Alimentare Onlus e Unione Nazionale Consumatori. Il cofinanziamento della Commissione Europea nel quadro del programma LIFE 2014-2020 verrà investito in campagne di comunicazione e sensibilizzazione per tutta la filiera: industria, consumatori, distribuzione (in quest’ultimo comparto hanno già aderito il Gruppo Pam e Abbondanza (Gruppo Selex e le donazioni sono visibili in tempo reale sul sito di Federdistribuzione.

Claudio Gradara, Presidente di Federdistribuzione, durante la firma del protocollo di intesa “LIFE-Food.Waste.StandUp” finalizzato ad aumentare le donazioni di prodotti alimentari a persone bisognose, ha di certo colto il cuore del problema in un Paese come l’Italia dove una cultura di sostenibilità non fa proprio parte del nostro nucleo genetico e occorre sempre ricorrere a correttivi motivazionali per spingere i cittadini a fare un passo, in questo caso un gesto. “Un ruolo fondamentale da questo punto di vista è infatti svolto dai Comuni: se aumentano le donazioni diminuiscono i rifiuti e i relativi costi che la comunità deve sostenere per il loro smaltimento. Sarebbe auspicabile che almeno una parte di questo risparmio venisse convertito in premialità per chi dona, ad esempio diminuendo la TARI per i soggetti che attivano questo percorso virtuoso. Si riuscirebbe in questo modo a dare piena applicazione alla Legge Gadda e si innescherebbe un forte impulso a donare di più”.  

In Italia, secondo i dati del Politecnico di Milano, ogni anno vengono prodotte circa 5,6 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari; di queste solo l’8,6% è recuperato attraverso donazioni alle persone bisognose mentre il resto diventa spreco: 12,6 miliardi di euro. Tra il 2012 e il 2015 l’Italia ha intrapreso un percorso virtuoso, complessivamente lo spreco è diminuito del -7,9% e le donazioni sono aumentate del +6,4%.

La strada è ancora lunga e il braccio, evidentemente, ancora corto. Tra il buttare un prodotto nel cassonetto e il recuperarlo, il gesto cambia poco e il braccio va solo allungato verso destinazioni più nobili. 

Il tempo che passa amplifica di anno in anno la potenza con cui Tristam Stuart, scrittore e storico inglese, nel 2009 sollevò il coperchio pubblicando Sprechi dopo essersi provocatoriamente nutrito per mesi tra i rifiuti dei supermercati – lui e famiglia - e dopo aver viaggiato dall’Europa agli Stati Uniti, passando per la Russia e l’Asia centrale, e poi in Pakistan, India, Cina, Corea del Sud e Giappone. Qui un suo TedX per i pigri che purtroppo non se la sentono di mangiare le 358 pagine del suo libro.

Buttiamo il cibo anche perché brutto, non più perfetto, eppure assolutamente commestibile; ci frega l’estetica mai come oggi terrorizzata dalle imperfezioni. Ritorna Manzoni, a modo suo, quando appiccica su Don Rodrigo l’immagine del personaggio che liquida con superficialità e boria il tema della carestia in non pochi passaggi dei Promessi Sposi. Era legatissimo al cibo e alla sua portata umana, mangiare era anche per lui un gesto di relazione e non sarà un caso se il proprietario del Forno delle Grucce, ritratto nei Promessi sposi, gli inviò delle sfogliate per manifestare riconoscenza e lui rispose con lettere di vero affetto.

Non si butta niente, tanto meno il rispetto per chi il cibo lo genera.

 

(Photo credits: Jonathan Bloom) 

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