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Il Vino, Il Verde, il Vago

Nesos, anche il vino sa nuotare

Nesos, anche il vino sa nuotare

Parlare del fondo, quando si parla di vino, può persino stupire.

Il primo fondo arriva dal Tirreno, anzi dall’Isola d’Elba, e sa di mare. Antonio Arrighi è il nome da tenere a mente perché potrebbe diventare mitologico dopo l’inizio di un’avventura col Professor Attilio Scienza che ha un nome e una forma: il vino marino Nesos.

Non la solita immersione sott’acqua delle bottiglie ma direttamente grappoli di Ansonica, la bacca bianca per eccellenza quando si parla d’Elba.

Se ne è scritto tanto nelle ultime settimane – la descrizione del processo, le uve immerse in mare dentro cesti di vimini per 5 giorni a 10 metri sotto il livello, la pruina in superficie che cala e il successivo appassimento sui graticci che ne guadagna, le anfore di terracotta in cui vengono trasferite le uve per 6 mesi – eppure niente è riuscito a convincermi della forza del progetto quanto aver visto in faccia un imprenditore come Antonio Arrighi e ascoltato cosa aveva da dire.

Antonio Arrighi, dal docufilm “Vinum Insulae” di Stefano Muti, durante la fase di trasferimento delle uve in anfora.

“Venivo già da oltre 10 anni di sperimentazione in anfora e mi sentivo pronto. L’idea mi venne ascoltando un giorno il Professor Scienza proprio all’Elba e dietro Nesos, nel frattempo, si sono avvicendate con lui idee e sperimentazioni fortunate pur in totale assenza di un modello a cui ispirarci per cui è solo grazie a lui se siamo riusciti a portare avanti ogni cosa. Abbiamo provato e riprovato per arrivare al prodotto che oggi degusterete in anteprima e continueremo ancora a farlo. Soprattutto siamo stati capaci di creare un prodotto nuovo e non una copia di quello che la storia enologica già conosceva con i vini dell’isola greca di Chio. Pochi sanno che nell’800 la maggior parte delle uve toscane stava proprio nella nostra isola, alle spalle ci precede una storia lunghissima che va prima accolta e poi rinnovata”.

Nesos almeno per ora non ha un mercato, non ha i volumi, non ha i sostegni.

Ha però il guizzo del genio, la matrice del sole, l’aplomb nel calice e il giusto sale in bocca, i fenoli doppi, i composti odorosi, un’acidità ridotta che non scompensa affatto il prodotto, un naso perfetto, nessuna solforosa, zero legno e zero interferenze olfattive, la frutta matura tra la lingua e il palato, il balsamico  e il coraggio che sanno offrire i frutti gialli.

L’occasione è la presentazione in anteprima alla stampa: Firenze, novembre 2019. Mentre Arrighi parla, mi vengono in mente tutti i produttori che non rischiano mai e che non sanno tremare di fronte alle incognite della natura perché producono vino come producessero qualsiasi altra merce. Al contrario Arrighi tende la mano al mare come alla vigna perché li rispetta, li sperimenta e fa tutto di sua tasca a proprio rischio e pericolo.

Il secondo fondo, infatti, è proprio questo: il fondo delle casse private a cui la politica presente in sala non ha minimamente teso la mano. Nessuno pretenderebbe finanziamenti o sostegni per progetti singoli come questo se quella politica stesse almeno alla larga e non venisse ad aprire il microfono su momenti rivoluzionari e coraggiosi come quello di Arrighi per sottolineare “quanto tutto ciò sia importante per il turismo di un intero sistema regionale, per il senso di appartenenza, per il rinnovamento di un’immagine dell’isola a beneficio di tutti”. Le parole sono di Stefano Ciuoffo, Assessore al Turismo e Commercio della Regione Toscana che poco dopo si è dileguato nel pieno stile dei politici a cui viene chiesto di aprire i lavori perché di chiuderli – anche nel senso di sostenerli – non sono altrettanto capaci. Peccato se ne sia andato così in fretta perché dopo le curiosità tecniche e organolettiche dalla stampa sono arrivate le parole urgenti di Angela Zinnai del Corso di Viticoltura ed Enologia dell’Università di Pisa, figura di cerniera fondamentale per Nesos grazie alla copertura della intera parte di analisi: “Tutto questo progetto non ha il minimo finanziamento e ognuno di noi è qui a titolo volontario e personale, partendo da me fino al Professor Scienza. Gli enormi limiti della ricerca italiana derivano da carenze nel sostegno”. Una esposizione illuminante la sua – molto tecnica ma del tutto comprensibile – di quelle che solo la competenza e il rispetto per il proprio mestiere sanno regalare.

Nesos è un monito a cui è stata tolta sott’acqua la cera.

Chi vuole limitarsi a vederlo come un calice di vino originale e sorprendente può farlo e non avrebbe torto, purché con la coscienza di rinunciare alla spinta culturale che Antonio Arrighi e Attilio Scienza hanno ricucito dall’Antica Grecia fino all’Elba.

Chi è già stato capace di interpretarlo con rispetto e mestiere è Stefano Muti, produttore del cortometraggio Vinum Insulae risultato vincitore all’ultima edizione del Festival International Oenovideo di Marsiglia: un progetto pulito, con le idee chiare e una strategia di marketing turistico impeccabile. Marsiglia tra l’altro era il porto di destinazione finale per il vino di Chio e il cerchio pare chiudersi magicamente

Nesos chiede una cosa molto chiara: non essere banalizzato, non essere solo marketing e moda, non essere dimenticato fino alla prossima conferenza stampa. Il Professor Scienza possiede il dono della cultura mai ostentata e radicata sempre nella storia, ogni volta è capace di tessere il passato e restituirlo in tutta la sua giovinezza: “Per gli Etruschi il vino era collegato al mito, era il canale per avvicinarsi a Dio. Oggi nel mito va ritrovato l’equilibrio e non più soltanto la poesia, i miti sono tra di noi anche oggi se solo parliamo di sostenibilità, di acqua, di fuoco, di terra”.

Per ora il vino marino conta appena 40 bottiglie e sappiamo bene che non possono bastare per trasformare l’esperimento scientifico in mitologia. “Ulisse non scappava da nessuno se non da se stesso”, ha concluso Scienza. È il rischio che stiamo facendo correre ad Antonio Arrighi se parliamo di Nesos come di uno sfizio o di una curiosità come tante altre nel mondo del vino: la ricerca non è un vezzo ma fatica di tempo e di risorse, e tanta pazienza. Facciamo in modo che Arrighi non diventi un nuovo Ulisse e che la politica non metta in campo solo parole ma sostegno effettivo e senso di responsabilità: il vino di Arrighi cerca pace, non odissee.

 

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