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Il Vino, Il Verde, il Vago

Marmellando: la riscossa senza i formaggi

Marmellando: la riscossa senza i formaggi

I gerundi mi danno un senso di speranza, stanno lavorando, l’azione è in corso, di sicuro qualcosa accadrà. Sulle marmellate è la prima volta però che ci porto il pensiero: cosa mai può succedere, marmellando?

L’ho chiesto a Daniela Tallarico dopo che mi ero incuriosita assaggiando alcuni prodotti da lei realizzati con il marchio Marmellando, creato in complicità con due sue amiche.

Con ordine: nomi e cognomi, poi i fatti.

Sono tre donne avvocato, lei con base a Roma – origini in Lucania e radici ormai ramificate in Capitale, lavora per una società di intermediazione finanziaria – e le altre, Carola Guarino e Mary Carmen Sergio, che esercitano la professione rispettivamente a Milano e in Basilicata.

Non credevamo che un’idea nata da tre amiche potesse avere un simile sviluppo commerciale. Per noi era un gioco divertente con cui inizialmente confrontarci via chat su ricette e risultati in cucina finché non ci è venuta la voglia di sfidare il mercato e anche noi stesse. Pensa che qui a Roma, oltre che in enoteche e ristoranti, ora saremo persino da Castroni, lo conosci?”.

Lo conosco e come, ogni grande città italiana ha un proprio tempio sacro quando si parla di gastronomia: ecco, Castroni sta ai romani goduriosi come San Pietro ai suoi fedeli. Non credo più a chi mi parla di grandi passioni e poi le lascia marcire, chi una passione ce l’ha per davvero fa di tutto per darle una forma: venga come venga, almeno si guarderanno in faccia.

Marmellando ha una bella forma che è quella dei valori a cui si ispira.

Un marchio da cui emergono chiare almeno tre cose: non se la tira, valorizza i prodotti delle nostre geografie lunghissime da nord a sud Italia, non chiama per forza in gioco l’inerzia dell’abbinamento coi formaggi. Certo che potete abbinarceli, sono io che trovo noioso in testa e stucchevole al gusto quell’appiccicare per forza le composte e i latticini.

Parliamo di marmellate, gelatine e confetture. Soprattutto parliamo di frutta rigorosamente italiana (non biologica), produzione in un laboratorio esperto con base in Emilia Romagna, ricette originali ideate dalle tre amiche con la consulenza di chi per loro produce e crea.

Il gerundio scelto per istinto risponde sempre più al divenire della storia.

Maratea oggi è una delle nostre piazze migliori perché lì va tanto il crusco, ci hanno fatto grandi ordini tra ristoranti e negozi alimentari. Altra piazza forte è Napoli e qualche altra area su cui vorremmo iniziare a spingere, tipo le Marche o il Veneto. A Milano stiamo per uscire tramite una piattaforma che si chiama Deliveristo, appunto solo per ristoratori, ed è ormai tutto pronto. Prossima frontiera saranno quasi certamente i catering di alto livello. Stare dietro a tutto è sempre più complesso anche perché ognuna di noi ha una sua vita e un suo lavoro, diciamo che la notte è il tempo più vicino a Marmellando. E comunque facciamo tutto da sole, ognuna da casa sua, spedizioni comprese. Ognuna organizza poi presentazioni e degustazioni nelle proprie zone”.

La linea delle confetture va dal classico abbinamento “banana e cioccolato” al più raffinato “mandorle e albicocche” o “arancia e noci”. Il palato trova invece da divertirsi quando si sale di livello con le gelatine “arance e prosecco” – lì è una continua sfida in bocca tra l’amaricante del frutto e la piacevole sensazione alcolica, il risultato sfiora l’agrodolce – o “fragole e peperoncino” e “pere e crusco” (il celebre peperone lucano che essicca sotto il sole sfrontato di agosto). Tra le composte svettano sul podio la coppia “cipolla e mele” – irresistibile sul pane tostato ancora tiepido quando la fame chiama e chiama in fretta o, meglio ancora, come compagna dei bolliti – e la “peperone e crusco” – una sorta di peperone al quadrato dove la base è quello giallo e l’abbinamento perfetto osa col pesce e con gli arrosti.

Siamo appena uscite con 4 nuove marmellate dal gusto netto e pulito ma soprattutto totalmente senza zucchero: pesca, albicocca, fragola e ciliegia. Pensa che abbiamo dovuto ristampare tutte le etichette perché alla voce “ingredienti” abbiano dovuto scrivere “ingrediente” dato che c’è rimasto solo il nome del frutto. E hanno dei colori incredibili. Siamo riuscite ad ottenere questo risultato evitando persino il limone. Va detto però che la scadenza è a un anno e non a due ma tanto sempre più consumatori preferiscono prodotti sani e naturali da consumare prima che non prodotti arricchiti da conservanti”.

Da come me ne parla, Daniela si diverte. È onesta perché mi confessa anche le difficoltà del trasformare i sogni in attività, in questo caso potremmo dire trasformare i sogni in frutti.

Come sempre succede coi gerundi, alla fine – marmellando – anche per queste tre amiche qualcosa è cambiato.

 

www.marmellando.com

Photo credits @Francesco Chiorazzi

 

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