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Il Vino, Il Verde, il Vago

Questa di Marinella è una storia vera

Questa di Marinella è una storia vera

Marinella la incontro per la prima volta, oggi, davanti a questa diga smeraldo a quota duemila. Da lei mi ci porta il suono di una fisarmonica che sento da lontano. Mi avvicino veloce.
Quando sento le fisarmoniche non resisto, devo seguire la scia.
A suonarlo è un signore che ne conterà una settantina d’anni, lei parecchi meno ma si vede che all’età non presta cura: è un amico a cui ha chiesto di accompagnarla qui con la sua musica per rivivere una vita che è andata, ma non è finita.
E’ talmente imperfetta mentre ci parlo che resto incantata.
I capelli corti come l’erba tagliata da poco, i denti che non stanno tutti al posto giusto ma da quella bocca esce magia, bianca o nera che sia non me lo chiedo nemmeno. Non è quello il punto.
Mi incanta al primo istante, mi sa che ci conosciamo da sempre.
“Facevo la pastora qui ma poi ho lasciato e sono andata a Milano. Con lo spirito però sono rimasta sempre qui, non parlo d’anima ma di spirito perché l’anima ce l’abbiamo tutti, lo spirito no. Di questa valle conosco ogni metro così come le montagne, ci parlo con queste erbe che la gente non conosce. Vieni che ti faccio assaggiare una radice che da bambini usavamo come caramelle per quanto eravamo poveri. Ricordati sempre che, prima di staccare dal mondo qualcosa, devi chiedere permesso”. Credo che il tempo passato con lei non arrivi al minuto dieci ma qualcuno ha messo il dito sulle lancette senza avvisare nessuno.

“C’è passato anche Mozart qui oltre a Goethe. Su questa strada, che era detta la strada del ferro, passavano seicento cavalli al giorno. Una volta ripartì da qui a cavallo per un concerto a Milano, non so quanti giorni ci impiegò ma mio nonno mi raccontava sempre che scrisse su un testo che per quanto gli faceva male il culo non poté suonare quella sera”.
Passo Spluga è un paesaggio asincrono che ti riallinea col mondo. Lunare è la parola che gli sta meglio addosso.
Marinella non parla solo con me ma ogni tanto mi si avvicina col pensiero; sento che entra ma non disturba. “Tu sei mezza tristezza e mezza gioia, te lo dicono gli occhi”. Lo so bene che è così, ci ho messo trent’anni a vederlo fino in fondo ma lei mi riconosce in pochi istanti e mi benedice quasi.
“Non aver paura, vai oltre”. Non sa niente di me o forse tutto.
Fino a due anni fa non ci vedeva più per via di un ictus, ogni dieci anni fa un voto alla vita. Sono certa che veda il mondo parallelo che ogni giorno ci sfiora, che lo veda e lo viva, e per alcuni attimi mi ha invitata lì dentro.
E’ in quel silenzio perenne di montagna che la fisarmonica si imbarazza e risale in macchina.
Marinella ha un sorriso che non è di questa terra. Per un attimo penso che nemmeno il suo corpo lo sia ma quando mi chiede il numero di cellulare mi ricredo.
O forse anche i mezzi angeli e mezzi demoni usano il telefono?

#ilVago21

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