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Il Vino, Il Verde, il Vago

Il vino a strisce è fatto a Bolgheri

Il vino a strisce è fatto a Bolgheri

Mentre parla la definisce proprio così, la zona di Bolgheri.

Le Fornacelle si trovano vicino a strisce di ferruggine perché lo sanno tutti che Bolgheri è fatta a strisce”.

Silvia Menicagli è la moglie di Stefano Billi, cognome che firma oggi l’azienda dai tempi in cui il bisnonno, Giulio Batistoni, lavorava come mezzadro i vigneti di Zizzolo e Guarda Boschi per i conti Della Gherardesca. A quel tempo il Novecento non si era nemmeno affacciato.

Il suo primo ettaro da proprietario è datato 1945 quando la prima riforma agraria consentì a Giulio di riscattare lo Zizzolo: i Della Gherardesca gli offrirono in alternativa o la tenuta sul Lungomare di Castagneto Carducci o la vigna. Se avesse scelto la prima non staremmo qui a raccontare Le Fornacelle.

Zizzolo continua a far parte della storia, nella sua variante bianca e rossa: Zizzolo è il giuggiolo che cresce spontaneo nel bacino mediteraneo. Silvia parla e sta dritta come un funambolo su due anime di corda: i giornalisti capaci di vedere solo numeri le chiedono di tirarli fuori subito (15 ettari di superficie totale di cui 9 a vigneto e 2 di oliveto, circa 1000 piante, 2 ettari di alberi da frutto e tutto il resto a seminativo e orticolo) ma è sul sentimento che lei dà il meglio e alla parola Erminia tutto torna.

Un passo alla volta.

Le Fornacelle vive di due linee, portate entrambe in degustazione a Firenze, con l’Arno a due passi: la Bolgheri Classica del taglio bordolese col Guarda Boschi Doc Superiore (presentato il 2017), lo Zizzolo Rosso Bolgheri Doc (Merlot e Cabernet Sauvignon; l’azienda consiglia l’abbinamento col tipico cacciucco della zona o con zuppe di pesce purché rosse), lo Zizzolo Bolgheri Doc Vermentino e la Collezione Artistica – “umilmente avremmo preferito e voluto chiamarla Collezione Artigianale”, aggiunge Silvia – fatta del Foglio 38 IGT Toscana Cabernet Franc (dal nome della particella catastale, ognuno ha giustamente i suoi cru), del Fornacelle Toscana IGT Bianco e, infine, dell’Erminia IGT Toscana Merlot.

In bocca Il Guarda Boschi è la vera macchina da guerra – il tannino ben disciolto se la spassa con una piacevolezza fresca e balsamica, il frutto rosso è piccolo nella realtà ma arriva largo nel bicchiere – ma Erminia stacca tutti gli altri per prodezza – la tensione del Merlot, dote rara, compare visibilmente e tiene a lungo – e il cuore giallo disegnato in etichetta da un artista di Brera arriva fino al cuore di chi beve.

La vocazione di Bolgheri al Cabernet Franc è forte come nelle migliori chiamate divine e gli puoi credere perché difficilmente mentirà. “Il Merlot invece è un’uva meno affidabile ma nel 2008 fu davvero sorprendente e quindi decidemmo di metterlo in invecchiamento per nostra figlia Erminia. Il fatto è che ci lasciò a bocca aperta anche nel 2009 fino a farci decidere, da lì in poi, di produrlo col suo nome di donna e di farlo uscire solo nelle migliori annate. La riservatezza e la prudenza su certe uve la vivemmo inizialmente anche col Cabernet Franc, a quel tempo c’era solo il Paleo in zona: nel 2010 il prodotto non uscì perché non ci convinceva ancora ma dall’anno successivo la vigna iniziò ad assestarsi da sola, a vivere al suo meglio, e da lì partimmo decisi”, conclude.

Alle Fornacelle, che ha da poco ristrutturato l’azienda e gli spazi, le colline corrono parallele al mare dalla Val di Cornia fino alla Val di Cecina e verso nord est fanno catena insieme, il mare a pochi chilometri ci mette il suo, un clima in perfetto equilibrio tra il caldo e il freddo, l’escursione termica spacca il giorno e la notte, la brezza non si vergogna di salare le vigne e i grappoli in silenzio ringraziano. Fornacelle è un nome che depone a favore della storia, un vezzeggiativo che racconta delle tante fornaci che nel passato riempivano la zona.

Quante volte, negli ultimi quarant’anni, il mondo del vino è venuto a metterci il naso a Bolgheri per poter capire come mai. Come mai un terreno potesse essere così mutevole a distanze tanto brevi, come mai riuscissero a vivere da buoni vicini di casa la sabbia e i ciottoli, i sassi e il calcare e come mai l’Italia si fosse messa a copiare i bordeaux di Francia senza neppure immaginare che avrebbe persino potuto superarla.

Alla fine quella delle Fornacelle è una storia di Bolgheri ma soprattutto di Merlot, se proprio non vogliamo chiamarla una storia d’amore.

 

Con Silvia Menicagli

 

NOTE DI DEGUSTAZIONE

I vini Le Fornacelle sono stati degustati a fine febbraio nel ristorante Savini Tartufi presso NH Collection Firenze Porta Rossa.

 

Pane fresco con burro e olio aromatico

Nudi burro e salvia con crema di parmigiano e Tartufo bianchetto fresco

Uovo al tegamino con Tartufo nero 

 

Tiramisù con Tartufo bianchetto fresco.

Al di là dei classici che non hanno fatto pieghe, il grande fascino è arrivato dal contrasto nel dessert dove il sale al tartufo, usato anche per la base cheese cake, ha innescato un dialogo lungo in bocca con la bella dolcezza e grassezza tipiche del tiramisù.

 

Foto di copertina: Credits Pikorra

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