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Il Vino, Il Verde, il Vago

Il vino di Donne Fittipaldi. Che non vuol dire per forza quote rosa

Il vino di Donne Fittipaldi. Che non vuol dire per forza quote rosa

Non solo donne che bevono rosato ma donne che persino lo fanno. Per molti suonerà come la sublimazione di uno dei luoghi comuni più battuti quando si parla di vino.

Maria Fittipaldi Menarini ha quattro figlie e le Donne Fittipaldi che firmano il brand di famiglia sono proprio loro. L’anteprima del Metodo Ancestrale trova casa per un giorno al Cibreo, poggiato a cavallo tra il cuore e i nervi del mercato fiorentino di Sant’Ambrogio. Fabio Picchi non c’è ma il figlio Giulio ha filtrato bene dal padre tutta la scuola delle cucine e delle parole e le sfodera a ogni giro di tavolo. Firenze si sente ma oggi il pensiero va a Bolgheri.

Ho la fortuna di capitare al tavolo con Serena, una delle figlie che si porta il sole addosso. Vissuta tra Roma e Milano, mescola il suo mestiere da creativa col progetto di Donne Fittipaldi. Solo durante il pranzo ci anticipa un paio di idee sui tappi, sul senso di un gadget, su una sua idea di marketing di cui in effetti il settore è carente, così statico nelle spinte.

Certo è un’azienda a cui il vino non basta per esprimersi e non lo producono per viverci, è chiaro da non pochi dettagli: il vino deve essere al meglio – non a caso lo posizionano su un segmento di mercato alto, coi loro nove ettari di vigneto di proprietà incastonati tra i nomi che hanno fatto la storia di quel terroir – ma intorno ci mettono esperimenti, arte, installazioni e ricerca.

Infatti sono arrivati al “5”, il primo vino ancestrale di Bolgheri.

Rosato da uve Malbec, rifermentato naturalmente in bottiglia senza aggiunta di zuccheri. Sarà che sono fresca del lungo viaggio in Argentina ma mi sembra di ritrovare ancora in bocca la fedeltà a quel tenore acido che garantisce buona vita poi e soddisfazione enorme ora.

Credo che la scelta dell’ancestrale – evoluzione costante e identità articolata – faccia da specchio a queste donne che di voglia di stare nei binari e nei canoni ne dimostrano davvero poca. Il “5” non viene sboccato e mostra senza pudore una compattezza ancora torbida e solo in apparenza indefinita; infatti la conferma del lievito, del fiore e della frutta è lì, subito pronta a venire. Annata 2018 fresca e tonica oltre che ideale per una scelta che non sposa né il Classico né lo Charmat.

Non amo i progetti che ostentano a tutti i costi quote rosa perché ogni sottolineatura denota, all’opposto, una fragilità. Donne Fittipaldi fortunatamente non è così e si muove bene sui generi, la femminilità non la urla per sottrazione e lascia parlare l’enologo Emiliano Falsini che si prende tra i tavoli il tempo di spiegare tecnicamente ciò che Maria non azzarda nemmeno. Apprezzo chi sta solo dalla parte in cui ha qualcosa da dire di proprio e fondato, del resto lei non nasce tra il vino e quando nel 2004 ha scelto di conoscerlo lo ha fatto stando sempre al fianco di chi quel mestiere lo sapeva fare, mai davanti.

Le uve con cui l’azienda si diverte a produrre sono anche il frutto di scelte nette, come l’Orpicchio che finisce nelle bottiglie di Lady F, un bianco cento per cento in purezza che trova mercato dal 2015 e che si fa unico, più che raro, tra le aziende toscane. L’aperitivo del Cibreo – che minuto dopo minuto accerchia i commensali regalando gioie – non può che benedire l’Orpicchio e resta per me il piatto forte del giorno insieme al “Minestrone della nonna” servito con riso rosso Ermes di Sardegna. So che si va al Cibreo per ben altro ma mi riconosco di più negli chef che sanno destreggiarsi tra la leggerezza del piatto che non nella mano pesante alla toscana. Forse per lo stesso motivo mi arrendo davanti ai rossi in degustazione di casa Fittipaldi perché il livello è alto ma il colpo di fulmine non scocca: in bocca e al naso, il palato accende ricordi d’altri e non è mai buon segno.

Farebbero bene a puntare sul vecchio bianco autoctono recuperato dalla storia e sul rosato ispirato d’Argentina, le vere mosche bianche da andare a cercare a Bolgheri d’ora in poi sono loro. Il resto è già noto o io sono caduta nel luogo comune delle donne che preferiscono i bianchi e i rosati.

 

Minestrone della nonna con riso rosso Ermes di Sardegna

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