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Il Vino, Il Verde, il Vago

Gli occhi magri e i corpi stretti

Gli occhi magri e i corpi stretti

Una volta scartato, difficilmente un regalo torna intatto nel suo involucro. Per quanta cura si possa dedicare al gesto del ricomporre, un dopo non sarà mai disinibito come un prima. Il libro di Walter Sabbatini, Gli occhi magri, parla ai cambiamenti irreversibili.

Ci sono autori che adottano registri unici e altri che contemporaneamente scrivono su più livelli, quasi incuranti di non essere del tutto intesi. I livelli, qui, si moltiplicano senza darsi fastidio. E’ un libro che ricorda la struttura del tronco, fuori la corteccia – fisiologicamente già morta ma utile a proteggere – e dentro il durame – il vero legno, la sezione più spessa, lo scheletro che permette all’albero di starsene dritto. La parte iniziale del libro protegge, quella centrale indaga e divaga, il finale mostra la vera postura inizialmente ricurva. Un libro carico di riferimenti, a tratti troppi, ma sempre onesti.

La natura fa da quinta alle storie dei protagonisti, tutti così diversi nelle loro velocità vitali. Una donna, due uomini, un’osteria di pianura, l’infinita distanza tra ognuno di loro e se stesso. Così diverse tra loro anche le citazioni musicali, quasi alla pari dei soggetti narrati: talmente chiaro che siano un’ossatura dell’opera che mi è venuto naturale scaricare ogni brano mentre leggevo il libro, evocando in sottofondo le scene, coi dialoghi poggiati perfettamente sulle note.

Ma la forza della scrittura si impone quando l’autore allenta all’improvviso la presa e lascia la mano del lettore, dopo averlo portato fin lì. Di ogni romanzo è sempre il momento più intenso che non tutti sanno rendere, è l’istante magico in cui ognuno va per la sua strada e la maturazione si compie. Leggere, altrimenti, non serve a nulla.

Alcune pagine gridano, altre invadono; l’effetto letterario del romanzo a tratti si scompone e rivendica l’orgoglio dei dettagli, quelli invisibili ai più.

Tutto dovrebbe lievitare poco a poco, secondo la leggenda. Ma non basta il lievito. C’è dell’altro. Non tutto ciò che lentamente lievita poi sfocia in effettiva mutazione. La metamorfosi, invece, si compie nell’intervallo di un giorno o di una notte e, soprattutto, non si può decidere quando nascerà l’attimo decisivo, quando sarà la notte giusta, proprio quella, quando tutto avverrà“.

Gli occhi magri non è un regalo per tutti ma soltanto il coraggio di scartarlo permette di scoprire quale forma, irreversibile, avremo alla fine.

 

Gli occhi magri, (Casa dei Libri Editore_2011)

 

#IlVago_14

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