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Il Vino, Il Verde, il Vago

Chi la Durella la vince

Chi la Durella la vince

Da soli non si va.

Nel mondo del vino, a maggior ragione, le battaglie solitarie sanno di tappo; persino il naso meno allenato è capace di riconoscerle. A ribaltare il finale c’è una sola variabile: non fare la battaglia da soli ma farla semplicemente per primi, aprendo una strada.

Mi viene in mente ogni volta che incontro Nicola Dal Maso, soprattutto quando ci parlo dalle sue parti dove le vigne e la storia familiare – vecchia cent’anni, nel 2019 – gli fanno l’eco. Selva di Montebello, per l’esattezza. Lessinia forse non rende l’idea a tutti ma se si aggiunge “tra Verona e Vicenza” la geografia comune ne guadagna.

Nicola lo conosco da poco tempo eppure alcuni produttori danno la sensazione di muoversi più veloci del tempo.

L’ultima occasione è stata la giornata organizzata intorno al Durello: il primo sole di primavera che a fine febbraio fa la voce grossa, i blogger al tavolo con gli enologi e i ristoratori, e poi i giornalisti e altri produttori, nomi di peso dalle guide di settore e il passato e presente dei Consorzi locali.

Insomma un’ambizione grande quella dell’azienda Dal Maso di quadrare sul tema “Durello: utopia o la nuova frontiera?”. Il verbo su cui discutere, in sostanza, era il metodo classico e il suo presente ancor prima del futuro.

Nicola Frasson – che da tempo coordina per la Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso le zone del Veneto, Alto Adige e Lombardia – chiamato a moderare ha intermezzato la sua lunga esperienza tra gli interventi e gli spigoli di posizione – non poco evidenti – emersi qua e là dal territorio e da chi, come me, era stato piacevolmente invitato al confronto proprio in quanto esterna. Certo non c’è ancora pace intorno alle forme per la denominazione dell’uva Durella e sono ancora troppe le voci che spingono per la versione Charmat in parallelo alla sua parente nobile. Può fare brutti scherzi la voglia di trovare alternative al Prosecco pigliatutto e al suo pubblico.

Non è mai un dettaglio da poco la disarmonia di una partenza che rischia di riverberarsi a macchia di leopardo sul turismo del vino, sulle vendite e sugli acquisti, sui cultori degli abbinamenti, sui flussi del marketing, sui progetti trasversali al solo prodotto. Più che dividersi, varrebbe la pena investire su un progetto di comune cultura, originando dal basso, così da guadagnare tempo sul futuro per quando il prodotto sarà maturo sul mercato. Il grande sbaglio, da nord a sud d’Italia, è credere che la comunicazione sia la madre di ogni successo ma la comunicazione ha prima bisogno di radici su un territorio e di relazione con la comunità di riferimento. I biglietti da visita che funzionano non sono i bollini o i marchi di appartenenza da Consorzi o produttori ma la temperatura e l’umore quotidiani di chi poi quel vino lo beve o lo vende da quelle parti o lo mesce nei bar cittadini o lo consiglia nel proprio ristorante. Esempi per rendere l’idea di un’utopia che si confonde con frontiera.

Nicola Dal Maso, gran signore, a fine febbraio ha fatto parlare il vino.

La degustazione alla cieca tra bollicine dalle geografie più lontane è stato un colpo da maestro perché alla fine la sua Durella ha tirato fuori i titoli giusti per competere nell’olimpo del metodo classico che è esattamente dove Dal Maso vuole stare. Certo lo charmat arriva prima e aiuta la cassa ma se hai scelto di aprire per primo la strada, allora devi bonificare dove la fatica è maggiore.

Durella una volta voleva dire vino fermo dall’acidità senza pietà, da quelle parti la chiamavano Durasena. La denominazione è giovane, nasce nel 1987; oggi gli ettari sono 400 e i produttori una trentina. Aldo Lorenzoni, oggi in testa al Consorzio del Soave, è intervenuto per fissare un concetto chiave: l’arte del togliere, sempre più urgente nel mondo del vino sotto ogni punto di vista. “Questa denominazione è tra le poche che con modifiche al disciplinare si sono progressivamente alleggerite e spogliate di vini superflui. Col tempo sono state accolte soltanto le versioni con le bollicine, come previsto nell’ultima modifica al disciplinare che è ora in via di approvazione”. Di questo ora si tratta, separare con chiarezza i metodi di spumantizzazione: lo Charmat per il Lessini Durello e il Metodo Classico per il Monti Lessini.

Di seguito gli sfidanti della divertente caccia al migliore, tesi come sempre verso la vittoria. Finché non hanno incontrato la Durella.

 

Moët & Chandon Brut Impérial

Billecart-Salmon Brut Réserve

Ca’ del Bosco Franciacorta Vintage Collection Dosage Zéro 2014

Tenuta Corte Giacobbe Dal Cero Lessini Durello Riserva Dosaggio Zero 2013 Cuvée Augusto

Ferrari Trentodoc Perlé Zero Cuvée 2011

Dal Maso (prova di sboccatura) di Durello Metodo Classico 2015

Dal Maso (prova di sboccatura) di Durello Metodo Classico Pas dosè 2015

Louis Roederer Champagne Blanc de Blancs 2011

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