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Il Vino, Il Verde, il Vago

Anteprime di Vernaccia nella Manhattan del Medioevo

Anteprime di Vernaccia nella Manhattan del Medioevo

I vini bianchi italiani stanno alzando la testa dagli appiattimenti aromatici e dai palati che negli ultimi anni si sono specchiati l’uno nell’altro con troppa somiglianza da nord a sud. L’occasione per dirlo a chiara voce è prestigiosa – l’Anteprima 2018 della Vernaccia di San Gimignano dedicata per questa edizione a Il Cordone ombelicale – dentro una Sala Dante da capogiro affrescata da Lippo Memmi all’inizio del Trecento.

Per l’occasione i 43 produttori di Vernaccia hanno messo sul tavolo da gioco circa un centinaio di etichette che andranno in commercio entro il 2018: annata 2017 e le attese Riserve 2016 e 2015.

Nel bicchiere, la conferma di una solidità collinare che mescola argille e sabbie ma soprattutto fossili, sempre decisi a rimarcare che la sapidità gliela danno anche loro, figli di un mare lontano che ha tuttora memoria.

Qualche dato che alle anteprime non manca mai: il 2017 ha contabilizzato circa 32mila ettolitri di prodotto per gli oltre 700 ettari coltivati a Vernaccia di San Gimignano, un export che supera il 50% ripartito tra Europa per quasi un 30%, Usa quasi al 20% e Asia per la restante fetta.

Degustazione alla cieca mista a gioco per la stampa nazionale ed estera guidata da Daniele Cernilli, faro illuminato, e Riccardo Viscardi, brillante tanto quanto: assaggi a passi di due, su un binario di 6 degustazioni a coppia, dove ogni volta il gusto sta nel rintracciare la Vernaccia e marcarne il tratto indennitario. Ogni due assaggi votazioni per alzata di mano a indovinare l’intruso; votazioni volontarie dove i più audaci non temono imbarazzi e molti non azzardano nemmeno per il gusto di sbagliare. In linea di massima, alla fine dei giochi, la riconoscibilità della Vernaccia porta a casa il risultato, giusto un paio di etichette sorprendenti a depistare i giornalisti. Ecco le varie espressioni di Vernaccia che sono state al gioco e gli sfidanti: Riserva La Lastra 2015 vs Sicilia Grillo Laluci Baglio del Cristo di Campobello 2016, Riserva Teruzzi & Puthod 2015 vs Soave Classico Calvario Pieropan 2015, Riserva Sanice Cesani 2014 vs Verdicchio di Matelica Riserva Mirum La Monacesca 2015, Riserva Albereta Il Colombaio di Santa Chiara 2014 vs Custoza Superiore Cà del Magro Monte del Fra 2015, Riserva Vigna a Solatio Casale Falchini 2010 vs Collio Friulano M Schiopetto 2016, Riserva Panizzi 2008 vs Greco di Tufo Vittorio 2007 Di Meo.

“Aspettatevi dal vino bianco italiano cose ben diverse dal passato. Forse finora non si riusciva a stabilizzare qualche tiolo ma d’ora in poi sì”. Lo dice con tale convinzione, Cernilli, che in apertura di giornata già pare di assaggiarli i vini della nuova frontiera. Da anni, infatti, aumentano con interesse i produttori italiani di bianco che prediligono una vinificazione in riduzione capace di mettere il vino al riparo dall’ossidazione attraverso autolisi dei lieviti: ne deriva una diversa estrazione che sfocia inevitabilmente nella parte gustativa, e il volume in bocca cresce.

Ultime due note.

La prima. Alla fine della degustazione alzo la mano per togliermi una curiosità. “Quando si mettono in atto transazioni così incisive, la rete dei produttori di riferimento in qualche modo si confronta?”. Mi rispondono sia Cernilli che Viscardi ma è il primo a chiosare deciso. “Per la prima volta sono i produttori a sentire questa necessità più forte dei comunicatori di settore. E poi, certo, c’è sempre qualcuno che vorrebbe non far mai evolvere l’Italia del vino ma la scienza fortunatamente va avanti e questo vale anche per i rossi”.

La seconda. A poco vale fare un degustazione alla cieca se poi nella Sala domina una tale bellezza nel tratto medievale degli affreschi e della potenza cromatica a condizionare i sensi. Può sembrare una battuta ma sul posto era pura verità. Quasi ogni bottiglia a risultare impeccabile e bisognerebbe chiudere gli occhi per essere tecnicamente obiettivi fino in fondo. Ma siamo pur sempre in Italia – e godiamone – anche se, con tutte quelle torri, la chiamano la Manhattan del Medioevo.

 

www.vernaccia.it

Affreschi del Trecento nella Sala Dante del Palazzo Municipale.

Affreschi del Trecento nella Sala Dante del Palazzo Municipale.

 

Skyline della Manhattan del Medioevo dalla sala degustazioni riservata alla stampa.

Skyline della Manhattan del Medioevo dalla sala degustazioni riservata alla stampa.

 

Degustazioni alla cieca di due in due.

Degustazioni alla cieca di due in due.

 

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