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Il Vino, Il Verde, il Vago

Finale Wimbledon 2014: quando un campo non basta per due.

Finale Wimbledon 2014: quando un campo non basta per due.

Esistono dati inequivocabili, come le misure di un campo da tennis. Eppure durante la finale di Wimbledon 2014 tra Djocovic e Federer, quel rettangolo regolamentare di ventitre metri e settantasette per otto metri e ventitre è sembrato davvero più lungo di qualche millimetro.

Millimetri che i due campioni sono andati a ritagliarsi sulle linee perché solo in quel modo sapevano di poter trovare il punto. Mettere una pallina da tennis su una linea è come illudersi di dilatare per un attimo l’acciaio e poi ricomporlo in tutta la sua rigidità. Un campo si allarga solo se ci credi.

Alla fine di una lunga danza come quella che hanno messo in campo – chiamarla partita pare poco e definirla battaglia non si addice – chiunque, tra i due, avrebbe potuto baciare l’erba e alzare la coppa.

Alla fine lo ha fatto Djocovic e l’erba se l’è pure mangiata.

Federer è rimasto sulla sedia, con un’eleganza che è la sua misura e con lo sguardo opaco di chi assiste al festeggiamento immaginando come sarebbe stato se. Ma l’amarezza è durata il tempo che doveva perché subito dopo, nel ritirare il suo secondo premio, ha immediatamente sorriso, ha scherzato, ha ringraziato. Tre verbi che in momenti come quelli non è facile coniugare con la spontaneità se non ti sei fatto grande ormai da tempo.

Nel 2008, sempre alla meglio dei cinque set, perse 9-7 col nevrotico Nadal in ben quattro ore e quarantotto minuti. Era il luglio del 2009, invece, quando la finale sul Centrale d’Inghilterra si chiuse per lui sempre al quinto set col punteggio di 16-14, battendo l’americano Andy Roddick in quattro ore e sedici minuti: dopo pochi giorni nacquero le sue due prime figlie, le stesse che domenica sono andate in tribuna ad applaudirlo durante la premiazione, con i sogni intrecciati nei capelli mentre sorridevano a quel padre che per noi è “solo” un campione.

Una finale che è sembrata più un doppio, a ripensarci. Djocovic accanto ad una controfigura impeccabile che gli ha coperto il campo senza tregua e Federer, trentatre anni, col cuore schierato prima ancora delle gambe.

Non c’è finale persa più bella di quella in cui non riesci a essere triste.

 

#ilVago_6

#ispirazione: quattro ore di tennis inchiodata a una sedia in un pomeriggio afoso di luglio.

 

 

2 Comments

  1. Stupendo questo articolo! Io e Jacopo (mio figlio di 11 anni, entrambi pro-Roger), senza abbonamento a sky, abbiamo seguito con passione il punteggio live su wimbledon.com.
    Ciò che colpisce di re-Roger è la naturalezza con cui gioca, la semplicità con cui produce colpi perfetti, all’apparenza senza il minimo sforzo (e sudando anche poco!).
    Federer è una fede, uno stile di vita, la perfezione.
    Lunga vita a re-Roger!
    ps: Nole è parimenti un grande e pure molto simpatico…

    • E’ stata proprio lì la perfezione di questa finale, avere in campo due giocatori da ammirare per tecnica e per carattere e battere le mani in casa, d’istinto, anche quando il colpo vincente era di Nole.
      Comunque si, lunga vita al Re.

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